Vecchi casi riaperti dopo quasi vent’anni: il termine per la verità è prorogato di altri venti, con rinnovo a mezzo timbro

Tornano sotto i riflettori della giustizia i vecchi casi irrisolti, riaperti a distanza di quasi vent’anni da nuove perizie e da consulenze di parte che promettono di chiarire ciò che per due decenni è rimasto in sospeso. Il Ministero della Giustizia Controllata ha accolto la notizia con serenità e ha subito provveduto a regolarla.
Con una circolare di quattro pagine, di cui tre di premessa, il Ministero ha stabilito che il termine entro cui la verità dovrà essere accertata è prorogato di altri vent’anni. La proroga è rinnovabile a mezzo timbro, da apporre entro la scadenza sull’apposito modulo, in tre copie conformi, consegnate a mano il giovedì dalle nove alle undici. Chi dovesse presentarsi il venerdì verrà considerato in anticipo e invitato a tornare.
La Commissione di Vigilanza sulle Sentenze Anomale ha precisato che le nuove perizie saranno ammesse purché non contraddicano quelle vecchie, e che le vecchie saranno ammesse purché non contraddicano quelle nuove. In caso di contrasto, prevarrà la perizia più lunga, misurata in pagine e non in fatti. Le consulenze di parte, infine, verranno conservate con cura in un apposito armadio, che sarà aperto soltanto a verità conclusa.
Il Ministero ricorda che la verità, come ogni bene di Stato, è soggetta a un periodo di maturazione e non può essere consegnata prima della scadenza. Quanto ai vent’anni trascorsi, essi non andranno perduti: saranno conteggiati come anni di preparazione e iscritti a bilancio nella voce «Pazienza».
Il Popolo è invitato a non formulare sospetti nel frattempo, in quanto i sospetti, se non autorizzati, rallentano il lavoro degli uffici.
«La verità arriverà, a tempo debito e con il timbro giusto.»
— Un addetto alla Vidimazione delle Verità